Caso studio 01

La tomba dell'abbraccio

Dalle tracce al contesto

Una sepoltura, una documentazione frammentaria, una storia da ricostruire. Attraverso fotografie, reperti e documenti d’archivio, questo nucleo tematico racconta come il lavoro di Davide Pace consenta ancora oggi di ricomporre le relazioni tra oggetti, località e persone, restituendo significato a un contesto funerario altrimenti disperso.

Il caso della cosiddetta “Tomba dell’abbraccio”, rinvenuta a Gropello Cairoli, rappresenta un esempio particolarmente significativo per comprendere il ruolo della documentazione archivistica nella ricostruzione dei contesti archeologici. A testimoniare le indagini ci sono infatti disegni, fotografie e note manoscritte, che custodiscono informazioni fondamentali sul ritrovamento e sulla disposizione originaria dei materiali.

Un archivio che ricompone relazioni

Attraverso il confronto tra la documentazione conservata nell’archivio, i reperti oggi custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina e le fonti bibliografiche, è possibile ricomporre le relazioni originarie tra gli oggetti e il contesto di deposizione. In questo processo, l’archivio non si limita a registrare i dati, ma assume un ruolo interpretativo, permettendo di superare la frammentarietà della documentazione e di restituire una lettura più ampia del contesto funerario.

Particolarmente significativo è il gruppo fittile raffigurante due figure abbracciate, da cui deriva la denominazione attribuita al nucleo. L’oggetto unisce valore simbolico e interesse scientifico, inserendosi nel più ampio quadro della vivace produzione coroplastica di età romana attestata nel territorio lomellino.

Il caso di studio evidenzia come la conoscenza archeologica non derivi esclusivamente dai reperti, ma dalla rete di relazioni che collega oggetti, documentazione, contesto di rinvenimento e storia della ricerca.

Dicembre 1955, vigna Garaldi, località Frascate (Gropello Cairoli)

Nel dicembre del 1955, durante lavori agricoli presso la vigna Garaldi, in località Frascate a Gropello Cairoli, emergono i primi frammenti pertinenti “da un antico sepolcro”. Da questa scoperta prende avvio un’indagine archeologica che porterà alla luce una tomba a incinerazione con un corredo di particolare rilievo, comprendente anche una statuetta fittile raffigurante un uomo e una donna nell’atto di abbracciarsi.

Il 10 dicembre 1955 Davide Pace riceve alcuni frammenti ceramici rinvenuti durante lavori di sterro. Il ritrovamento lo conduce sul luogo della scoperta, dove individua un dosso coltivato a vigna e riconosce le tracce di un contesto funerario già parzialmente compromesso dalle attività agricole.

Nei giorni successivi, attraverso ricognizioni e interventi sistematici, emergono i resti della sepoltura e del relativo corredo. Disegni, annotazioni manoscritte, fotografie e relazioni dattiloscritte documentano le diverse fasi delle indagini, restituendo informazioni sulle condizioni del terreno, sulla disposizione dei materiali e sulle modalità di rinvenimento.

Relazione dattiloscritta di Davide Pace relativa al primo rinvenimento presso vigna Garaldi, località Frascate, Fondo Pace, Davide, b. 6, fasc. 145, doc. 1, 10 dicembre 1955. Consulta la scheda della collezione
  1. 10 dicembre 1955

    Pace riceve i frammenti ceramici e riconosce nella vigna le tracce di un “sepolcreto”.

  2. 17 dicembre 1955

    Gli scavi metodici portano alla luce la sepoltura poi identificata come "Tomba dell'abbraccio".

  3. documentazione

    Appunti, fotografie, disegni e relazioni registrano il contesto e il corredo.

  4. 1957

    Una relazione di Pace ricostruisce retrospettivamente scoperta, scavo e recupero.

  5. oggi

    Archivio, bibliografia e reperti museali permettono di ricostruire le relazioni originarie.

Relazione retrospettiva, vigna Garaldi

La documentazione conservata nel fascicolo 148 restituisce in sequenza il racconto dattiloscritto delle indagini nella vigna Garaldi, dal primo riconoscimento dello strato cinereo alle considerazioni archeologiche sul “sepolcreto”.

Particolarmente significativa è una relazione redatta da Davide Pace nel 1957, nella quale l’autore, con tono narrativo, ricostruisce retrospettivamente le fasi della scoperta e dello scavo, descrivendo il progressivo emergere delle tombe, le difficoltà legate ai lavori agricoli e il coinvolgimento di collaboratori e abitanti del territorio nelle attività di recupero. Il testo conserva inoltre osservazioni dettagliate sui reperti rinvenuti, sulle condizioni di conservazione e sulla distribuzione del “sepolcreto” all’interno della vigna Garaldi.

Relazione retrospettiva dattiloscritta di Davide Pace, scavi e rinvenimenti presso vigna Garaldi, località Frascate. Fondo Pace, Davide, b. 6, fasc. 148, docc. 1-6, 26/04/1957. Consulta la scheda della collezione

Una scoperta raccontata da Pace

La relazione evidenzia inoltre le difficoltà oggettive dei recuperi, condotti in pieno inverno e in condizioni ambientali complesse, sottolineando il carattere spesso emergenziale delle indagini condotte nel territorio lomellino. Con riferimento alla prima indagine del 10 dicembre, Pace descrive uno strato caratterizzato da color cenere individuato a circa un metro di profondità, la cui presenza si ripeteva a intervalli regolari lungo allineamenti perpendicolari alla strada del Morgarolo, distanti tra loro circa due metri, suggerendo l’estensione del “sepolcreto”.

Il 17 dicembre Pace prosegue con scavi sistematici e, a circa due metri dal primo rinvenimento individuato il 10 dicembre, porta alla luce quella che verrà poi definita la “Tomba dell’abbraccio”, rinvenuta a circa ottanta centimetri di profondità.

La relazione prosegue con una descrizione dettagliata dei materiali che emergevano progressivamente dalla terra. Pace sottolinea in particolare il valore della statuetta fittile (in ceramica) raffigurante una coppia abbracciata, definendola «fra i cimeli di più alto pregio che il Museo Archeologico di Gropello presenta agli studiosi e al pubblico». Accanto ad essa richiama l’attenzione sulla patera a vernice nera con bollo MCOELI in planta pedis, sullo specchio in bronzo e sul piccolo “uccello di vetro colorato”, osservando inoltre la notevole cura con cui gli oggetti risultavano disposti all’interno della sepoltura.

La statuetta raffigurante una figura femminile e una maschile nell’atto di abbracciarsi rappresenta un elemento che conferisce identità al nucleo e che assume un forte valore simbolico all’interno della deposizione, indicando l’amore coniugale.

Dallo schizzo alla deposizione

Uno schizzo conservato nella documentazione dell’Archivio Pace (b. 6, fasc. 145) restituisce una rappresentazione grafica della collocazione dei reperti all’interno della sepoltura, offrendo un’importante testimonianza delle osservazioni condotte durante le fasi di scavo.

Come descritto da Fortunati Zuccalà (1979), gli oggetti del corredo erano collocati all’interno di una fossa a circa un metro di profondità e organizzati secondo uno schema preciso.

La stessa impressione emerge dalle osservazioni annotate da Pace durante lo scavo. Nella relazione del 1957 egli sottolinea infatti come lo colpisse «l’accurata simmetria della collocazione nel terreno», evidenziando una disposizione intenzionale degli oggetti piuttosto che un accumulo casuale. Questa osservazione trova riscontro sia nello schizzo conservato nell’archivio sia nella ricostruzione successivamente proposta da Maria Fortunati Zuccalà (1979).

Le due olpai fittili (brocche in ceramica) risultavano accostate alle coppe a pareti sottili, mentre ai lati della deposizione erano collocate una lucerna e la statuetta fittile. Accanto a quest’ultima si trovavano un balsamario e un unguentario vitreo configurato a forma di colomba, associati a uno specchio in lega bronzeo-argentea; completava il gruppo un piccolo pane di cera. Poco distante venne inoltre rinvenuta una patera a vernice nera.

I resti ossei, riferibili al rito di incinerazione, apparivano in gran parte dispersi attorno agli oggetti del corredo; due frammenti risultavano invece collocati tra i volti delle figure del gruppo fittile, in una posizione particolarmente significativa dal punto di vista rituale.

Oggetti e relazioni

Il corredo non rappresenta un semplice insieme di reperti: ogni oggetto contribuisce alla ricostruzione della deposizione, del rito e della storia conservativa della tomba.

Olpe n. inv. 13300

Olpe

Ceramica comune · argilla giallo-arancio con inclusi micacei

n. inv. 13300 · MANLo · deposito
Olpe n. inv. 13308

Olpe

Ceramica comune · argilla giallo-arancio

n. inv. 13308 · MANLo · deposito
Coppa n. inv. 13303

Coppa

Ceramica fine · pareti sottili, argilla grigia

n. inv. 13303 · MANLo · deposito
Immagine non disponibile

Coppa

Ceramica fine · argilla grigia

n. inv. 13311 · MANLo · deposito
Lucerna n. inv. 13313, recto
Recto
Lucerna n. inv. 13313, verso
Verso

Lucerna

Illuminazione · tipo Dressel 9

n. inv. 13313 · MANLo · deposito
Patera n. inv. 15685, recto
Recto
Patera n. inv. 15685, verso
Verso

Patera

Ceramica fine · vernice nera, bollo MCOELI

n. inv. 15685 · MANLo · deposito
Unguentario n. inv. 13304

Unguentario

Vetro · forma di colomba

n. inv. 13304 · MANLo · esposto · sala 2, vetrina 16
Balsamario n. inv. 13305

Balsamario

Vetro · corpo piriforme

n. inv. 13305 · MANLo · deposito
Specchio n. inv. 13312

Specchio

Metallo · lega bronzo-argento

n. inv. 13312 · MANLo · deposito

Il fascicolo del corredo

La documentazione riguarda la tomba “dell’abbraccio” del “sepolcreto” della vigna Garaldi, in località Frascate (Gropello Cairoli), indagata il 17 dicembre 1955.

Il fascicolo comprende annotazioni manoscritte e tre fotografie in bianco e nero.

Le carte contengono annotazioni relative al contesto di rinvenimento e descrizioni dei reperti, redatte in forma descrittiva e inventariale, con indicazioni di carattere morfologico, tipologico e cronologico. Le annotazioni comprendono inoltre misure dimensionali, osservazioni sullo stato di conservazione e riferimenti comparativi utili all’inquadramento dei materiali, tra cui un confronto bibliografico relativo al balsamario vitreo a forma di uccello, richiamato attraverso la classificazione proposta da N. Lamboglia, in Rivista di Studi Liguri, 1943, p. 192 (opera non identificata); e il confronto con esemplari pubblicati in C. Simonett, Tessiner Gräberfelder. Ausgrabungen des archäologisches Arbeitsdienstes in Solduno, Locarno-Muralto, Minusio und Stabio 1936 und 1937, Basel, Birkhäuser, 1941 (Monographien zur Ur- und Frühgeschichte der Schweiz, 3).

Appunti manoscritti, fascicolo della Tomba dell’abbraccio, vigna Garaldi, località Frascate. Fondo Pace, Davide, b. 6, fasc. 146, docc. 4-16. Consulta la scheda della collezione

Un orizzonte unitario

L’analisi tipologica del corredo consente di collocare la deposizione nella prima metà del I secolo d.C.

In particolare, le olpai e la patera a vernice nera (piatto) risultano databili agli inizi del I secolo d.C., mentre gli altri elementi del corredo, tra cui le coppe a pareti sottili, la lucerna e i manufatti in vetro, rientrano in produzioni diffuse nella prima metà dello stesso secolo.

Nel complesso, l’insieme dei materiali appare coerente dal punto di vista cronologico e riconducibile a un orizzonte unitario.

Il corredo della Tomba dell’abbraccio nella pubblicazione di Fortunati Zuccalà, 1979, fig. 2. Consulta la scheda della collezione

Il reperto che dà identità al nucleo

All’interno del corredo, la statuetta fittile raffigurante due figure abbracciate occupa una posizione di particolare rilievo, sia per la sua collocazione nella deposizione sia per il valore simbolico che le è stato attribuito.

L’interno è cavo e il corpo risulta composto da due metà saldate tra loro, poi ritoccate con aggiunte di argilla e rifinite mediante l’uso di una stecca, strumento in legno impiegato per modellare e definire i dettagli della superficie.

Tali interventi sono particolarmente evidenti nella rifinitura delle chiome di entrambe le figure, nella resa della capigliatura e degli orecchini della figura femminile, nonché nelle ciocche della figura maschile.

La statuetta della “Tomba dell’abbraccio” si inserisce nel più ampio fenomeno della produzione coroplastica lomellina, ben documentato nelle necropoli del territorio. In particolare, le statuette fittili costituiscono una classe numerosa e diffusa, spesso realizzate a stampo bivalve, con ritocchi a stecca e aggiunte di argilla. Si tratta di produzioni formalmente semplici, ma culturalmente rilevanti, nelle quali modelli iconografici di ascendenza colta vengono rielaborati in forme locali e popolari. Le due figure, raffigurate nell’atto di abbracciarsi, testimoniano il tema della coppia, richiamando valori simbolici legati alla fedeltà coniugale e all’amore, intesi come legami che perdurano oltre la dimensione terrena (Invernizzi, 2021).

Ripresa fotografica in bianco e nero della statuetta raffigurante un uomo e una donna abbracciati, Fondo Pace, Davide, b. 6, fasc. 146, doc. 3. Consulta la scheda della collezione

Dal reperto al modello digitale

Fotogrammetria, interpretazione e valorizzazione del patrimonio archeologico.

Dall'archivio alla vetrina

Le fotografie permettono di seguire la biografia del corredo funerario: dalla documentazione conservata nel Fondo Davide Pace, alle prime esposizioni nell'Antiquarium Lomellinum Antona, fino al riconoscimento dei reperti nelle vetrine attuali del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina.

01

Le prime esposizioni nell'Antiquarium

Le fotografie storiche delle vetrine dell'Antiquarium Lomellinum Antona mostrano il corredo gia musealizzato. Qui la statuetta, il balsamario e gli altri reperti compaiono in allestimenti precedenti, insieme ad altri materiali archeologici del territorio.

Fondo Pace, scat. 7, fasc. 186, doc. 1, 1956 Vetrina storica con reperti archeologici esposti. Consulta la scheda della collezione
Fondo Pace, scat. 7, fasc. 189, doc. 1, 1960? Vetrina storica con statuetta, specchio, balsamario e altri elementi del corredo. Consulta la scheda della collezione
Fondo Pace, scat. 7, fasc. 189, doc. 2, 1960? Vetrine storiche con materiali della necropoli e confronti di allestimento. Consulta la scheda della collezione
02

Il lavoro di riconoscimento

Il confronto diretto tra le fotografie conservate nell'archivio e le vetrine attuali ha permesso di identificare alcuni reperti esposti e di ricostruirne il percorso dalla scoperta alla musealizzazione. Le immagini con il telefono documentano proprio questo momento di verifica: l'immagine storica diventa uno strumento di riconoscimento del reperto nel presente.

Fotografia storica Fondo Pace, b. 6, fasc. 146, doc. 3. Consulta la scheda della collezione
Confronto della statuetta con la vetrina attuale del museo
Vetrina attuale Individuazione della statuetta nel percorso espositivo del MANLo, sala 2, vetrina 18.

Statuetta dell'abbraccio

La fotografia d'archivio consente di riconoscere il gruppo fittile nella vetrina dedicata alla coroplastica, collegando la documentazione del Fondo Pace all'allestimento attuale.

Fotografia storica Fondo Pace, b. 6, fasc. 146, doc. 2. Consulta la scheda della collezione
Confronto del balsamario a colomba con la vetrina attuale del museo
Vetrina attuale Individuazione del balsamario nella sezione dedicata ai vetri, sala 2, vetrina 16.

Balsamario a forma di colomba

Il confronto rende leggibile il passaggio dal documento fotografico alla presenza del reperto nella vetrina, confermando il legame tra archivio, corredo e collezione museale.

Archivio Davide Pace, fascicoli

Fascicoli archivistici

  • b. 6, fasc. 145
  • b. 6, fasc. 146
  • b. 6, fasc. 148

Restituire contesto e significato

Questo nucleo evidenzia il percorso che collega il luogo di rinvenimento, la documentazione archivistica e i reperti oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina.

L'archivio consente infatti di ricostruire relazioni oggi non immediatamente visibili nel percorso espositivo, restituendo contesto e significato ai materiali archeologici.