NUCLEO 2
Comunità locale e tutela
Archeologia, territorio e relazioni
Archeologia, territorio e relazioni
L'archivio di Davide Pace documenta non solo informazioni sui contesti di rinvenimento e sui reperti conservati oggi nelle collezioni museali, ma anche le tracce delle relazioni umane e professionali che hanno reso possibile la ricerca archeologica nell'ambito del territorio lomellino in quegli anni.
Tra gli anni Cinquanta e Ottanta, gran parte delle attività di ricognizione, recupero e documentazione si svolse in un contesto caratterizzato da frequenti rinvenimenti occasionali ed emergenziali, spesso emersi durante i lavori agricoli. In questa fase, la collaborazione tra istituzioni, studiosi e comunità locali risultò determinante per la salvaguardia del patrimonio archeologico. Proprietàri terrieri, agricoltori, appassionati e cittàdini contribuirono alla segnalazione delle scoperte, permettendo il recupero di reperti di varia tipologia che altrimenti sarebbero andati dispersi.
Questo nucleo mette in luce la dimensione collettiva della pratica archeologica, evidenziando come la conoscenza non sia il risultato di un'azione individuale, bensì il prodotto di una rete di relazioni tra studiosi, istituzioni e comunità locali.
Davide Pace, consapevole dell'importanza di questa partecipazione diffusa, promosse numerose iniziative di sensibilizzazione rivolte alla popolazione locale. La documentazione conservata nell'archivio testimonia il costante impegno nel diffondere la conoscenza delle normative di tutela e nell'incoraggiare la segnalazione dei ritrovamenti archeologici. In questi documenti Pace si rivolge direttamente ai cittàdini e agli agricoltori della Lomellina, sottolineando il valore storico dei reperti che emergono dal sottosuolo e la necessità di collaborare con le autorità competenti per garantirne la conservazione e lo studio.
Fondo Pace, b. 1, fasc. 2
Ispettorato onorario alle antichità
La documentazione comprende circolari, avvisi pubblici e disposizioni emanate dall'Ispettorato onorario alle antichità operante nei comuni di Carbonara Ticino, Gropello Cairoli, Mezzana Rabattone, Villanova d'Ardenghi, Zerbolò e Zinasco tra il 1955 e il 1957, sotto la direzione di Davide Pace.
I documenti illustrano le norme di tutela del patrimonio archeologico locale, con richiami alla legge nazionale del 1 giugno 1939, n. 1089, e forniscono indicazioni sulle procedure di segnalazione dei rinvenimenti e sulle modalità di consegna dei materiali archeologici.
Sono presenti due avvisi destinati alla popolazione, datati 22 ottobre 1955 e 29 dicembre 1955, relativi alla conservazione delle antichità e agli obblighi di legge. Si conserva inoltre il "Regolamento della squadra volante archeologica 'Antona'", datato 13 giugno 1957, che disciplina finalità, composizione e modalità di azione della squadra di volontari operante per iniziativa dell'Ispettorato onorario alle antichità di Gropello Cairoli, sotto la direzione personale di Davide Pace e con attività sottoposta al controllo della Soprintendenza alle antichità della Lombardia.
Squadra Volante Archeologica ANTONA
La tutela come pratica condivisa
Nel 1957 questa attività trovò una forma più strutturata con la fondazione della Squadra Volante Archeologica ANTONA, costituita sotto la responsabilità dell'Ispettorato Onorario alle Antichità di Gropello Cairoli e operante in raccordo con la Soprintendenza alle Antichità della Lombardia. Il regolamento del gruppo, conservato nell'archivio, definisce un'organizzazione composta da volontari selezionati e formati da Pace stesso, incaricati di collaborare nelle attività di sorveglianza del territorio, documentazione dei rinvenimenti e tutela del patrimonio archeologico locale. La denominazione richiamava l'Antiquarium Laumellinum Antona, il museo civico archeologico fondato da Pace e centro di raccolta, studio e valorizzazione delle testimonianze archeologiche del territorio.
Le fotografie conservate nel fondo mostrano alcuni momenti delle attività della squadra sul campo: sopralluoghi, recuperi di emergenza, documentazione dei rinvenimenti e incontri con i proprietàri dei terreni. Accanto a Pace compaiono collaboratori, volontari e abitanti del luogo che parteciparono attivamente alle operazioni di ricerca, offrendo una testimonianza concreta della dimensione collettiva dell'archeologia territoriale nel secondo dopoguerra.
Fondo Pace, b. 3, fasc. 67
Necropoli in località Magone, vigna Marabelli, 09/1957
La documentazione riguarda un gruppo di nove stampe fotografiche in bianco e nero relative alle attività di scavo condotte nella necropoli in località Magone, vigna Marabelli (Gropello Cairoli), nel settembre 1957.
Le immagini documentano il contesto di scavo, il gruppo di lavoro, tra cui è identificabile Davide Pace e collaboratori e l'area circostante, raffigurando porzioni di terreno interessate dalle operazioni archeologiche, tracce delle attività di scavo e settori boscati limitrofi.
Fondo Pace, b. 4, fasc. 104
Tomba n. 1, rinvenimento n. 3, dosso Vughera, 30/05/1957 - 31/05/1957
La documentazione riguarda il rinvenimento della tomba n. 1, rinvenimento n. 3, appartenente alla necropoli della zona sudorientale di Gropello Cairoli, nel settore del dosso denominato "Vughera", nell'area del dosso abbassato Lanfranchi.
Il fascicolo comprende annotazioni descrittive relative al contesto di scavo e ai materiali rinvenuti. In particolare, è documentato un vaso fittile, descritto in modo analitico nelle sue caratteristiche fisiche, tecniche e morfologiche, con osservazioni sullo stato di conservazione, sulle deformazioni del manufatto e sulle modalità di fratturazione. Sono inoltre presenti considerazioni relative allo strato cinereo associato alla deposizione e alla dinamica di formazione del contesto funerario.
La documentazione fotografica è costituita da diciannove fotografie in bianco e nero, che illustrano le diverse fasi dello scavo, il contesto di rinvenimento e la sepoltura in situ, i reperti e il gruppo di lavoro impegnato nelle operazioni.
Fondo Pace, b. 5, fasc. 123
Necropoli di Gropello Cairoli, località Vughera, 25/04/1960 - 17/01/1961
La documentazione è relativa allo scavo archeologico condotto il 25 aprile 1960 presso la necropoli di Gropello Cairoli, località "Vughera", nel settore Panzarasa del dosso residuo.
Il fascicolo comprende giornali di scavo e appunti relativi alla tomba e ai reperti rinvenuti, con descrizioni delle caratteristiche fisiche, morfologiche e tecniche dei materiali, annotazioni interpretative, disegni dei reperti con indicazioni metriche e un disegno della disposizione del corredo in situ, utile per la ricostruzione del posizionamento dei materiali nel contesto di scavo.
La fotografia selezionata documenta il gruppo di lavoro in situ presso la necropoli di Gropello Cairoli, località Vughera. L'immagine mette in evidenza la dimensione collettiva dell'intervento e la presenza dei collaboratori nel luogo della ricerca.
LAR - Laumellinae Antiquitatis Resurrectio
Una rete di studio e valorizzazione
Questa rete di relazioni e collaborazioni trovò una prosecuzione negli anni successivi attraverso il LAR - Laumellinae Antiquitatis Resurrectio, gruppo impegnato nello studio, nella catalogazione e nella valorizzazione delle evidenze archeologiche della Lomellina. La documentazione archivistica testimonia come numerosi collaboratori abbiano affiancato Pace nelle attività di ricerca, contribuendo alla raccolta delle informazioni sul territorio, alla documentazione dei rinvenimenti e alla costruzione di una conoscenza condivisa del patrimonio archeologico locale.
Carteggi, appunti manoscritti, fotografie, schizzi topografici e relazioni di scavo consentono oggi di ricostruire queste dinamiche di collaborazione e di comprendere come la produzione della conoscenza archeologica sia stata il risultato di un dialogo continuo tra studiosi, istituzioni e comunità locali. In questo senso, l'archivio conserva non soltanto dati archeologici, ma anche la memoria delle pratiche, delle relazioni e delle persone che hanno contribuito alla tutela del patrimonio.
L'embrice iscritto
Santo Spirito, vigna di Carlo Nicola
L'embrice iscritto, proveniente dalla località di Santo Spirito di Gropello Cairoli, costituisce un esempio particolarmente significativo della sinergia creatasi in ambito locale. Il reperto fu rinvenuto nel febbraio del 1959 nella vigna di Carlo Nicola, in un'area caratterizzata dalla presenza di numerose evidenze archeologiche di età romana, tra cui frammenti di intonaco dipinto, elementi architettonici e resti strutturali riferibili probabilmente a un contesto abitativo.
Come racconta Davide Pace in una lettera indirizzata alla Soprintendenza alle Antichità della Lombardia il 23 febbraio 1959, il ritrovamento gli venne segnalato da abitanti del luogo dopo che alcuni ragazzi avevano recuperato una tegola recante un'iscrizione. Grazie alle informazioni raccolte presso la comunità locale e all'intervento diretto di Pace fu possibile recuperare i frammenti e documentarne il contesto di provenienza.
Rinvenimento e documentazione
Fotografie del luogo e del reperto
Le fotografie conservate nell'archivio documentano il paesaggio della vigna, il luogo del rinvenimento, il reperto appena recuperato e alcuni dei protagonisti di questa vicenda, offrendo una rara testimonianza delle modalità operative che caratterizzavano la ricerca archeologica sul territorio nel secondo dopoguerra.
Iscrizione e interpretazione
ATILIVS, una traccia epigrafica sul laterizio
Il reperto consiste in una tegola ad incasso, tipologia ampiamente diffusa nell'Italia romana e particolarmente attestata nelle aree interessate dalla colonizzazione romana e dalla presenza militare, dove la sua diffusione fu favorita sia da fattori culturali sia da specifiche esigenze costruttive (Shepherd, 2015; Shepherd, 2016).
Davide Pace propone una lettura del testo come ATILIVS, evidenziando l'interesse epigrafico del reperto e avanzando l'ipotesi di una possibile funzione funeraria secondaria. Lo studioso riteneva infatti che il manufatto potesse essere stato riutilizzato come elemento di segnalazione di una sepoltura, interpretazione suggerita anche dalla presenza di tracce di combustione osservate sulla superficie del laterizio.
A distanza di oltre sessant'anni dalla scoperta, la documentazione conservata nel Fondo Davide Pace continua a offrire nuove prospettive di ricerca. L'iscrizione, da sinistra a destra, conserva probabilmente il nome di un individuo appartenente alla gens Atilia.
Il nomen Atilius trova confronti in diverse attestazioni epigrafiche dell'Italia settentrionale. Tra queste si segnalano:
- Milano (CIL V, 5919), iscrizione funeraria di Caius Atilius Iustus, di professione sutor caligarius (calzolaio), esposta presso il Civico Museo Archeologico di Milano.
- Sizzano (NO), iscrizione relativa alla donazione di un terreno per un'opera pubblica da parte di Caius Atilius ai paganis Agaminis, gli abitanti del territorio del pagus Agaminus.
- Libarna (AL), dove sono documentati diversi membri della gens Atilia, tra cui Caius Atilius Bradua, Cnaeus Atilius Serranus e Marcus Atilius Eros.
Tali confronti non consentono di identificare il personaggio menzionato sulla tegola, ma testimoniano la diffusione della gens Atilia nell'Italia nord-occidentale durante l'eta romana.
Modello 3D
Dal reperto al modello digitale
Fotogrammetria, interpretazione e valorizzazione del patrimonio archeologico.
Tegola con iscrizione "ATILIVS" (n. inv. 13418)
Esposta, sala 3, vetrina 5.
Italiano
Descrizione del reperto
Tegola ad incasso recante un'iscrizione incisa. Il reperto conserva l’ala destra ed è ricomposto da vari frammenti. L'iscrizione, posizionata nella sua estremità inferiore a destra, è conservata solo parzialmente. Tegole di questo tipo sono tipiche di zone coloniarie/legionarie (Shepherd 2015, p.124). La tegola costituiva un elemento fondamentale del sistema di copertura degli edifici romani: disposta in file parallele e parzialmente sovrapposte, aveva la funzione di garantire la protezione della struttura dagli agenti atmosferici, favorendo il deflusso delle acque meteoriche e contribuendo alla conservazione delle sottostanti strutture lignee del tetto (Shepherd, 2016).
Provenienza
Località Santo Spirito, Vigna Nicola, Gropello Cairoli (PV).
Collocazione
Esposta, sala 3, vetrina 5.
Il reperto fu rinvenuto in un'area caratterizzata dalla presenza di numerose evidenze archeologiche di età romana, tra cui frammenti di intonaco dipinto, elementi architettonici e resti strutturali riferibili verosimilmente a un contesto abitativo, forse una domus. Sulla base delle osservazioni di Davide Pace, non si esclude tuttavia una possibile pertinenza funeraria del manufatto.
Modello 3D
Questo modello tridimensionale è stato realizzato mediante fotogrammetria digitale a partire dal reperto archeologico originale conservato presso i depositi del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina (Vigevano, PV). Il modello documenta la morfologia, le caratteristiche tecnologiche e lo stato di conservazione del manufatto al momento dell'acquisizione.
English
Artefact Description
Terracotta roof tile bearing an inscription, carved from the left to the right. The artefact preserves its left ala . The inscription, positioned on the right side,survives only partially.
Provenance
Santo Spirito locality, Vigna Nicola, Gropello Cairoli (PV, Italy).
Location
On display, room 3, showcase 5.
The artefact was discovered in an area characterised by numerous archaeological remains dated to the Roman period, including fragments of frescoes, architectural elements, and structural remains, possibly associated with a domestic context such as a villa or domus. However, based on observations made by Davide Pace, a funerary association cannot be excluded.
3D Model
This three-dimensional model was created through digital photogrammetry from the original archaeological artefact preserved in the storage facilities of the National Archaeological Museum of Lomellina (Vigevano, Italy). The model documents the morphology, technological characteristics, and state of preservation of the object at the time of acquisition.
Documentazione collegata
Archivio Davide Pace, fascicoli
Fascicoli archivistici
- b. 2, fasc. 35
- b. 3, fasc. 67
- b. 4, fasc. 104
- b. 5, fasc. 123
- scat. 8, fasc. 192
Mappa del territorio
Santo Spirito, Gropello Cairoli
La mappa WebGIS consente di collocare la vigna di Carlo Nicola e il promontorio di Santo Spirito nel paesaggio archeologico di Gropello Cairoli, mettendo in relazione il luogo del rinvenimento, le fotografie storiche, il carteggio e il reperto oggi conservato in museo.
Attraverso il caso dell'embrice iscritto, questo nucleo invita quindi a riflettere sul rapporto tra territorio, tutela e ricerca archeologica, evidenziando come la conoscenza sia il risultato di un processo collettivo che coinvolge comunità locali, studiosi, volontari e istituzioni. La documentazione conservata nell'archivio non restituisce soltanto la storia di un reperto, ma anche quella delle persone che ne hanno reso possibile la scoperta, la conservazione, lo studio e la trasmissione fino ai giorni nostri.
Fonti bibliografiche
- Deodato, A., Di Maio, P., & Fagnoni, M. R. (2011). Itinerari archeologici in provincia di Novara. La Bassa Novarese. Provincia di Novara, con progetto scientifico di F.M. Gambari e G. Spagnolo Garzoli.
- Sartori, A., & Zoia, S. (2020). Pietre che vivono: Catalogo delle epigrafi di età romana del Civico Museo Archeologico di Milano. Fratelli Lega Editore.
- Shepherd, E. J. (2016). Tegole di copertura in età romana: Questioni di forma, posa in opera e impiego. Costruire in Laterizio, 168, 54–59.
- Spagnolo Garzoli, G. (2007). Ghemme, vicus degli Agamini: Aggregazione spontanea o agglomerato pianificato. In Forme e tempi dell'urbanizzazione nella Cisalpina: II secolo a.C.–I secolo d.C. Atti delle Giornate di studio (Torino, 4–6 maggio 2006) (pp. 333–334).